Perché questo blog

Il Fato è termine di origine latina (fatum, ovvero ciò che è detto) e originariamente indicava la decisione irrevocabile di un dio, indica l’essere sottoposti a una necessità che non si conosce, che appare casuale e che pure invece guida il susseguirsi degli eventi secondo un ordine non modificabile.
Il Destino invece può essere cambiato poiché esso è inerente alle caratteristiche umane: l’uomo «faber est suae quisque fortunae».
A me non interessa Il Giardino del Fato.
Questo è Il Giardino del Destino.
E tu sei il benvenuto.

Mi chiamo Marco e questo è solo uno spazio senza tempo, un diario in cui depositare alcuni frammenti dei miei stati d’animo da condividere con chiunque possa soffermarsi, anche solo per un momento, ad ascoltarle.

Per quanto virtuale, il web è fatto solo da esseri umani e credo che il senso di rispetto per l’altra persona che sta dall’altra parte dello schermo debba essere equivalente a quello prestato nelle relazioni personali faccia a faccia.

Grazie per esserti fermato sulle pagine del mio blog.

Aremarweb

6 pensieri su “Perché questo blog

  1. Silvia ha detto:

    Arrivo qui per merito di Bruno (Cavaiereerrante)….. e checchè lui dica…..difficilmente erra! 😉
    Condivido totalmente il tuo pensiero sul web.

  2. Ciao Silvia, benvenuta! Un saluto allora anche a Cavaliereerrante se ci legge.
    Mi fa piacere che condividiamo la stessa opinione sul web.
    Devo dire che sul web, secondo me, c’è poi molta meno ipocrisia rispetto alla realtà.
    In quest’ultima indossiamo maschere quotidiane per nasconderci; sul web, invece, le indossiamo proprio per aprirci e rivelare la nostra vera identità.
    Due teatri, insomma, ma con gli stessi attori.

    • Silvia ha detto:

      Insomma….su questa ultima cosa ho qualche perplessità, sinceramente penso che chi è abituato a portare maschere lo faccia sia qui che fuori….e viceversa. Però penso che qui sia molto più facile mostrarsi cio’ che non si è….anche se prima o poi la verità si scopre 😉

      • Concordo con te col fatto che chi è abituato a indossare maschere di ipocrisia, lo faccia sempre e indipendentemente dal luogo, sia qui che fuori.

        Però mi piace immaginare che quella che io chiamo “maschera” che indossiamo sul web, come la intendo io, sia in realtà l'”antimaschera”, in senso positivo: tanto per essere banale, anche solo un nickname, una parola, una foto, un avatar, è il nostro abito di scena che indossiamo proprio per spalancarci agli altri presentando la nostra essenza, per stare con gli altri, cosa che nella realtà forse è più difficile.

        Comunque la mia visione ottimistica del popolo del web, guarda anche all’altra faccia della medaglia (e qui si riallaccia credo alla tua perplessità): Il sole e la luna, il bene e il male, il bianco e il nero….ma, allora, la verità qual’è? Forse non vi è verità ma solo un giusto equilibrio, una giusta armonia di contrasti.
        Sicuramente ciò che spesso manca, è il rispetto della vita umana, il vero e unico obiettivo che l’umanità dovrebbe conseguire, nel mondo, reale o virtuale che sia.

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